CapIAmoci

CapIAmoci, Settembre 2025

18 Settembre 2025 | CapIAmoci

Introduzione

CapIAmoci la nuova rubrica di Med Innovations sull’Intelligenza Artificiale: negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione nel mondo della tecnologia, con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale.

Con un progresso spedito a velocità mai viste si rischia di perdere il passo coi tempi e di rimanere spaesati, ed è per questo nasce la rubrica: “capIAmoci”.

Lo scopo della rubrica è di presentare le notizie più importanti del mese riguardanti il vasto mondo dell’Intelligenza Artificiale, andando in profondità, e permettendo così ai lettori di rimanere aggiornati con pochi minuti al mese.

Edizione Settembre 2025

Nel caso te l’avessi persa, ecco quella dello scorso mese.

AI Act: l’Europa detta le regole del gioco

Dal 1° agosto è entrato ufficialmente in vigore l’AI Act, il primo regolamento al mondo che stabilisce limiti chiari e obblighi per l’uso dell’Intelligenza Artificiale. La Commissione Europea lo definisce una pietra miliare, e non a caso: stabilisce quali applicazioni sono vietate (dai sistemi di sorveglianza di massa a quelli manipolativi), e quali invece sono consentite ma soggette a controlli rigorosi.

L’AI Act non deve rappresentare un ostacolo burocratico da sopportare, ma una vera occasione di vantaggio strategico. Per un’impresa italiana che guarda oltre l’ordinario, significa poter trasformare la conformità da costo a distinzione competitiva. Partiamo dal presupposto: l’Europa ha deciso che l’intelligenza artificiale non sarà più un “wild-west” senza regole, ma un ecosistema dove la fiducia conta quanto la capacità tecnica. Questo cambia tutto.

Quando un’azienda può affermare “i nostri modelli sono trasparenti, i dati sono tracciati, i processi verificabili”, allora non solo risponde a normative: si qualifica. In un mercato in cui poche imprese italiane – solo l’8,2 % delle aziende con almeno 10 addetti – utilizzano l’IA, rispetto a una media UE del 13,5 % (fonte ISTAT) … fare un passo avanti ora significa arrivare in anticipo. (capiamoci-luglio2025)

Sì, ci sono sanzioni severe — fino a 35 milioni di euro o al 7 % del fatturato globale per casi gravi — ma questa soglia elevata fa capire che chi agisce oggi con rigore ottiene anche un segnale forte verso clienti, partner e investitori: siamo affidabili, siamo pronti.

Ecco perché, per un imprenditore, l’AI Act è opportunità in diversi sensi. Innanzitutto perché anticipare significa ridurre rischi: non devi aspettare l’ultimo minuto per mettere in ordine governance, contratti, audit sui modelli. Chi fa questo oggi, domani non dovrà rincorrere la norma ma potrà concentrarsi sull’innovazione vera; in secondo luogo perché la compliance diventa leva di marketing: “soluzione ai sensi dell’AI Act”, “processo end-to-end documentato”, “supporto auditorabile”… queste diciture non sono solo parole: nel mondo B2B rassicurano.

Dal punto di vista dello sviluppo, il contesto italiano offre uno spazio enorme: le PMI rappresentano il 99,4 % delle aziende italiane e se entro il 2030 il 60 % di esse adottasse almeno una tecnologia IA, potrebbe generarsi un valore aggiuntivo di circa 1.300 miliardi €, praticamente raddoppiando la crescita media degli ultimi cinque anni. (capiamoci – luglio 2025) questo fa capire che il treno è in partenza e chi sale ora, sale nei vagoni di testa.

Quindi cosa significa “fare” concretamente? Significa integrare nell’operatività quotidiana il tema della trasparenza: ogni dataset va descritto, ogni decisione automatica va documentata, ogni modello va sottoposto a un sistema di monitoraggio post-deploy. Significa impostare contratti con i fornitori che includano clausole su licenze dati, uso di modelli generativi, auditabilità — perché l’AI Act richiede espressamente che l’organizzazione sia in grado di mostrare ciò che è stato fatto. Significa formare il team non genericamente sulla “etica dell’IA”, ma con un piano che descriva come si selezionano i dati, come si mitigano i bias, come si gestisce la deriva del modello dopo il lancio.

Dal punto di vista della strategia commerciale, significa costruire un racconto diverso: non solo “offriamo IA”, ma “offriamo IA che rispetta norme, trasparenza e controlli”. Nelle gare con pubblica amministrazione o grandi imprese — proprio dove l’adozione è più lenta e i rischi più alti — questo racconto può diventare discriminante. Per un’azienda che punta a durare, la differenziazione che deriva dall’aderenza alle regole può trasformarsi in vantaggio: clienti più grandi, cicli di vendita più brevi, maggiore fiducia, meno attrito nella negoziazione.

Quando parli agli investitori fa la differenza poter dire: «abbiamo roadmap di conformità, stiamo già implementando i requisiti 2026–2027». Perché sì, alcune parti del regolamento entreranno in vigore pienamente tra il 2026 e il 2027, e chi è pronto nell’intervallo precedente ha un vantaggio competitivo reale.

L’AI Act delimita un perimetro, ma proprio nel perimetro si muoveranno i vincitori. Chi vede le norme come ostacolo rallenta; chi le vede come contesto di gioco e opportunità accelera.

 

https://commission.europa.eu/news-and-media/news/ai-act-enters-force-2024-08-01_it?utm_source

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32024R1689

https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/ai-act-via-ai-divieti-guida-ai-sistemi-proibiti-e-agli-obblighi-per-le-aziende/?utm_source

https://www.wired.it/article/articolo-5-ai-act-commissione-europea-usi-proibiti-linee-guida/?utm_source

https://www.dday.it/redazione/53482/intelligenza-artificiale-cosa-ce-nel-decreto-approvato-alla-camera-in-tema-di-lavoro-giustizia-e-sanita

Data center: l’Italia investe miliardi nel futuro digitale

L’Italia non è più solo un mercato promettente per l’intelligenza artificiale: sta diventando un terreno strategico per l’infrastruttura che renderà possibile l’AI europea. Secondo i dati del Data Center Nation Report 2025, il nostro Paese potrebbe attrarre fino a 158 miliardi di euro di investimenti entro il 2040, con oltre 10 miliardi già pianificati nel biennio 2025–2026 tra Milano, Roma, Torino e il Sud. E’ una trasformazione silenziosa, ma profonda: ogni megawatt installato è un pezzo di sovranità digitale che torna in Italia.

Come ha ricordato Margrethe Vestager, vicepresidente della Commissione Europea, “chi controlla i dati e la capacità di elaborarli, controlla il futuro dell’economia”. Oggi il tema non è più solo raccogliere dati, ma dove e come elaborarli. Più data center sul territorio significa ridurre la dipendenza da colossi esteri, garantire tempi di risposta minimi e, soprattutto, costruire fiducia verso le imprese che operano in settori sensibili come sanità, finanza o pubblica amministrazione.

C’è un’altra prospettiva, però, che gli imprenditori non possono ignorare: la sostenibilità. L’AI non è “smart” se non è anche “green”. I nuovi poli devono essere progettati per consumare meno, riutilizzare calore e sfruttare energie rinnovabili. Secondo il Politecnico di Milano, l’efficienza energetica dei data center di nuova generazione può abbattere i consumi fino al 40%. Chi saprà integrare potenza di calcolo e tecnologia pulita potrà diventare un hub di riferimento per l’Europa, perché Bruxelles premierà chi dimostra di saper crescere senza pesare sul pianeta.

Ogni data center, in fondo, è molto più di un’infrastruttura: è una leva di competitività, occupazione e innovazione sostenibile. Costruirne uno significa attivare filiere, attrarre talenti, alimentare ecosistemi locali. Ecco perché le aziende che oggi investono in capacità computazionale e in partnership strategiche con i player del cloud non stanno solo “seguendo il trend dell’AI”: stanno scrivendo la mappa digitale del Paese.

L’Italia ha perso troppe rivoluzioni tecnologiche nel passato per permettersi di mancare questa. Ora, con il vento dell’AI e i capitali che tornano a soffiare da nord a sud, abbiamo l’occasione rara di unire due parole che raramente convivono: potenza e responsabilità. Chi saprà metterle in equilibrio, guiderà il futuro.

 

https://developer.nvidia.com/blog/scaling-ai-factories-with-co-packaged-optics-for-better-power-efficiency/

https://forbes.it/2025/06/09/data-center-litalia-accelera-attesi-investimenti-fino-a-158-miliardi-entro-il-2040?utm_source

https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2025/03/25/data-center-italia-evoluzione-sostenibile/?utm_source

https://www.avvenire.it/economia/pagine/dai-data-center-investimenti-e-occupazione?utm_source

https://www.innovationcity.it/news/3577/data-center-aumentano-gli-investimenti-in-italia-oltre-10-miliardi-previsti-per-il-biennio-2025-2026.html?utm_source

https://www.europesays.com/1781125/?utm_source

Autostrade smart: AI nella vita quotidiana

Dalle città digitali alle autostrade che percorriamo ogni giorno, anche la sicurezza stradale sta entrando a pieno titolo nell’era dell’intelligenza artificiale. Questa volta non si tratta di un progetto teorico o di un esperimento accademico: Autostrade per l’Italia ha lanciato un simulatore di guida avanzato, alimentato da algoritmi predittivi e integrato con un sistema di droni e sensori intelligenti in grado di raccogliere dati in tempo reale sul traffico, le condizioni meteo e il comportamento dei conducenti.

E’ una svolta importante: non solo perché introduce un livello di precisione mai visto nella previsione dei rischi, ma perché rappresenta un cambio di paradigma: passare da una manutenzione “reattiva” a una manutenzione “predittiva”. L’obiettivo è concreto — ridurre gli incidenti, ottimizzare gli interventi e migliorare la qualità delle infrastrutture — e per la prima volta l’AI viene applicata a un sistema che tocca la vita quotidiana di milioni di persone.

Come spiega Panorama, il simulatore è in grado di replicare scenari estremi, dalle frenate improvvise ai comportamenti pericolosi dovuti a distrazione o stanchezza, consentendo agli operatori di testare in sicurezza protocolli di emergenza e nuove procedure di intervento. I droni, invece, monitorano in continuo lo stato delle carreggiate, inviando segnalazioni automatiche in caso di anomalie strutturali o situazioni potenzialmente critiche.

C’è un punto chiave che distingue i progetti maturi da quelli improvvisati: la consapevolezza che l’intelligenza artificiale non è una bacchetta magica. Funziona solo quando è accompagnata da regole chiare, responsabilità condivise e formazione adeguata. Senza governance, anche il miglior algoritmo può generare nuovi rischi. Come sottolinea l’ANSA, Autostrade per l’Italia sta già affiancando a questa sperimentazione un programma di training specifico per tecnici e operatori, proprio per garantire che la componente umana resti al centro del sistema decisionale.

In prospettiva, questo progetto apre una finestra su un futuro che può andare ben oltre la rete autostradale. Il modello potrebbe essere replicato in altri settori pubblici — dalla gestione del traffico urbano all’energia, fino alla protezione civile — diventando un caso di scuola su come l’AI può migliorare la sicurezza collettiva quando viene integrata con infrastrutture esistenti e non imposta dall’alto.

In un momento in cui l’Europa sta definendo standard rigorosi attraverso l’AI Act, l’iniziativa di Autostrade per l’Italia mostra come l’innovazione possa convivere con la responsabilità. E’ la dimostrazione che la vera sfida non è far funzionare la tecnologia, ma farla funzionare bene, per tutti.

Forse è proprio questo il messaggio più forte: l’AI non serve a sostituire l’uomo al volante, ma a rendere la strada più sicura per chi la percorre.

https://www.autostrade.it/it/comunicazione-e-media/comunicati-stampa-corporate/-/bulletin/view/0385efa9-0cfa-4fcf-a68f-dbcfaaf5b133?utm_source

https://www.ansa.it/canale_motori/notizie/mondo_motori/2025/08/04/autostrade-simulatore-droni-e-ia-per-la-sicurezza-stradale_c8a32cf0-7152-4a82-9905-2c997fadfccf.html?utm_source

https://www.panorama.it/tempo-libero/tecnologia/intelligenza-artificiale-autostrade

https://www.trasportoeuropa.it/notizie/infrastrutture/simulatori-di-guida-per-la-sicurezza-in-autostrada/?utm_source

https://www.metropolitano.it/simulatore-e-algoritmi-contro-gli-incidenti-in-autostrada/?utm_source

CapIAmoci la nuova rubrica di Med Innovations sull’Intelligenza Artificiale

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